Mergozzo: il borgo alle pendici dei Corni di Nibbio

C’è un Lago in Piemonte che vale la pena visitare: è il Lago di Mergozzo che prende il nome dall’omonimo paesino. Un borgo dall’incontaminata serenità e circondata da un’atmosfera surreale rendono Mergozzo uno dei più suggestivi borghi di tutto il Piemonte.

In questo splendido paesino affacciato sulle sponde dell’omonimo Lago è la meta ideale per chi desidera trascorrere del tempo all’insegna della tranquillità e del relax assoluto.

Esplorandolo si nota come vivono ancora oggi forti tradizioni e camminando per le sue strette vie potrete notare come il tempo sembra essersi fermato: i sentori romanici sono presenti in ogni angolo, le case sono interamente costruite in pietra e nella piazza principale si può anche ammirare un olmo secolare, diventato il simbolo monumentale dell’intera comunità pe per la regione.

Un paese dall’anima antica e che conserva, tuttora, preziose testimonianze del passato: molto caratteristico è il campanile della chiesa Beata Vergine Assunta raggiungibile risalendo una scala particolarmente ripida risalente al 1600 che insieme alla chiesa romanica di Santa Marta inaugurata nel 1610 sono gli edifici artistici più importanti.

Le piccole vie si snodano nel piccolo centro storico e percorrendole fino ad arrivare alla suggestiva piazzetta in riva al lago, godrete di un panorama naturale fantastico e potrete riscoprire piacevolmente l’armonia della pace dei sensi, sedendosi e gustando una “fugascina” il tipico dolciume sottile e di colore dorato di Mergozzo.

Mergozzo: il borgo e il suo lago, un incanto tra Piemonte, Lombardia e Svizzera. Un luogo di storia e di arte che attende di essere scoperto da un turismo gentile, gentile almeno quanto le acque del suo dolce lago.

Linea Cadorna

La “Linea Cadorna” è il nome dato ad un sistema di fortificazioni realizzato durante il periodo della prima guerra mondiale 1915/18 volute per contrastare una eventuale invasione nemica tedesca e austro – ungarica proveniente dalla Svizzera causato dal timore sulla volontà del Governo Elvetico di far rispettare la neutralità del proprio Paese e dall’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria.

Mentre la Svizzera intensificò i lavori di fortificazione verso l’Italia, realizzando opere di sbarramento a Gordola, Magadino, Monte Ceneri e sui monti di Medeglia, la Linea di difesa alla frontiera nord si estendeva dall’Ossola alla Valtellina con un sistema di trincee, postazioni di artiglieria alcune di queste costituite da caverne scavate nella roccia, e km e km di strade e mulattiere.

Insieme all’Ossola e alla Valtellina anche la Valgrande ne fu interessata, in quanto considerata punto strategico. sia pure marginalmente, vennero costruite delle fortificazioni anche nelle zone Passo Folungo e Monte Zeda, il Proman, e l’area da Bettola a Cuzzago a cui si riferiscono le immagini seguenti. Questa zona, in unione ai vicini Montorfano e Punta di Migiandone, era strategicamente importante in quanto qui è presente una strettoia particolare per la sua “larghezza” di 700 metri situata nel percorso dall’Ossola verso la pianura, zona importante anche in passato per il controllo dei traffici.

Con la fine della guerra il 4 Novembre 1918 le fortificazioni verranno dismesse ma come scrisse il generale Cadorna “Fu inutilizzata ma non inutile” perché la sua realizzazione comportò l’impiego di un gran numero di operai, unico aspetto positivo di quest’opera, procurando lavoro alle popolazioni locali non solo maschili ma anche femminili a causa dei frequenti richiami alle armi evitando così un destino di emigrante in cerca di lavoro a molti cittadini. 

Negli anni successivi, parte di queste strutture vennero utilizzate per le esercitazioni militari con lo scopo di inserirle negli anni ’30, nel progetto del Vallo Alpino con lo scopo di rendere inviolabili i 1851km di confine dello Stato italiano ma questo non si realizzò.
Anche durante il secondo conflitto mondiale la Linea Cadorna non venne mai utilizzata, esclusi due tratti, il Monte San Martino (VA) e l’Ossola (VB) che offrirono un riparo ai partigiani della Resistenza Italiana diventando le basi del Gruppo “Cinque Giornate” e dei partigiani della “Repubblica dell’Ossola”.
Nel 1949 le fortificazioni italiane, che non furono smantellate dal Trattato di pace del febbraio 1947, entrarono a far parte del Patto Atlantico, patto istituito per fronteggiare il blocco sovietico e piano che sminuirà la sua importanza con la caduta del muro di Berlino il 9 novembre 1989, data con la quale si può ritenere conclusa anche la storia della fortificazione italiana.

Attualmente la linea Cadorna rappresenta una preziosa testimonianza del passato, che racconta di strategie militari e della storia dell’Alto Varesotto ed è un’affascinante testimonianza di un capitolo fondamentale della storia italiana, talmente importante che, con una legge, ne è stato riconosciuto il valore storico-culturale. Alcune ristrutturate e valorizzate tramite l’individuazione di diverse itinerari di particolare interesse storico, didattico e naturalistici permettono di essere visitate in modo semplice anche in sella alle nostre bici.

Consigliamo di visitarle nei periodi primaverili quando la vegetazione non è troppo rigogliosa.

Vogogna: il borgo dei borghi

Vogogna, piccolo comune immerso nella verdeggiate Val d’Ossola, è un borgo medievale di antica bellezza, il cui territorio si estende nel Parco Nazionale della Valgrande, la più grande zona wilderness d’Italia e delle intere alpi e ospita la sede dell’ente del Parco.

Incorniciato da suggestive cime montane, i cui boschi fitti d’autunno, con il fenomeno del foliage, regalano a questo paese un’atmosfera fabiesca tanto che è stato inserito nel circuito prestigioso dei borghi più belli d’Italia. Il borgo ha origini romane, ma ottenne prestigio solo quando venne scelto come capoluogo dell’Ossola inferiore grazie alla sua posizione geografica. Oggi Vogogna conserva tutto il suo fascino di antico centro medievale dominato dal castello visconteo voluto dal Vescovo di Novara nel 1348 a presidio militare della Valle. Molto suggestiva è la sua struttura: chiuso da due torri, una delle quali utilizzata come prigione infatti al suo interno è possibile vedere ancora oggi i segni del passaggio dei carcerati, e da una cinta muraria per proteggerlo. E altrettanto suggestivo è il bellissimo panorama di cui si può godere, con una vista a 360° della valle e del borgo antico caratterizzato dai suoi tetti in pietra.

Camminando nei vicoletti tra case in pietra ed eleganti palazzi dove sembra che il tempo si sia fermato spicca Palazzo Pretorio dove nel XIV sec. ricopriva una posizione importante in quanto sede del mercato e le assemblee pubbliche.

La ciclovia del Toce in autunno

La ciclovia del Toce è un bellissimo itinerario che attraversa la bassa Val d’Ossola, l’estesa valle all’estremo nord del Piemonte, tra oasi naturalistiche e incantevoli borghi. Il percorso parte da Fondotoce e arriva fino a Domodossola, per una lunghezza complessiva di circa 50 km, molti dei quali su pista ciclabile.

Nella nostra sezione dedicata ai tracciati potete trovate l’itinerario completo, qui vi raccontiamo una pedalata che abbiamo fatto in compagnia in un pomeriggio d’autunno. Abbiamo accompagnato alcune nostre amiche nella loro prima uscita con una bici elettrica, gustandoci i colori di questa stagione magica e condividendo il loro stupore e divertimento per questa prima esperienza assistita.

Per questa gita abbiamo scelto una versione ridotta con andata e ritorno da Mergozzo, precisamente dalla Casa della capra, una locanda e un ristorante nato dalla passione di Felipe e Patricia per la cucina, l’arte e la bicicletta. Questi elementi si sono fusi con gusto e ricerca del dettaglio creando un luogo magico, ancora più esaltato dalla magnifica posizione con vista sul lago di Mergozzo.

Arrivati alla Casa della Capra facciamo due chiacchiere con Felipe e Patricia, sempre molto disponibili, e prendiamo le nostre biciclette. La gita può iniziare. Con poche pedalate raggiungiamo il centro di Mergozzo, caratterizzato dalla suggestiva piazzetta affacciata sul lago. Possiamo anche ammirare il simbolo del paese, l’Olmo, una pianta secolare completamente cava che si trova al centro della piazza. Pare si tratti di una pianta risalente almeno al secolo Seicento: viene infatti già raffigurato ufficialmente nella pala d’altare dedicata alla Vergine del Rosario, dipinta dal pittore novarese Carolus Canis nel 1623.

Nonostante sia cavo internamente, l’olmo di Mergozzo è ancora in vita e ad ogni primavera si risveglia e si veste di foglioline. Chissà quante storie potrebbe raccontare….

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Mottarone – Armeno – Stresa

Da Stresa si sale al Mottarone in funivia.

Il percorso di discesa inizia presso il piazzale di arrivo della funivia e si delinea come una combinazione di sali scendi, sentieri e strade sterrate. Una volta giunti alla stazione intermedia Alpino si prosegue in direzione del Campeggio 7 Camini, per poi giungere a Gignese. Qui pedaliamo per un breve tratto su strada asfaltata aperta al traffico veicolare fino ad imboccare il sentiero per Armeno.

Si rientra a Stresa passando per i centri abitati di Gignese e Levo.

Ciclovia del Toce – in bici tra fiori, borghi e boschi

La pista ciclabile del fiume Toce conduce da Fondotoce a Domodossola, attraverso boschi, caratteristici borghi e le fioriture che caratterizzano la zona, specialmente in primavera. Il primo tratto di ciclabile si snoda all’interno dell’area naturale protetta di Fondotoce. Procediamo costeggiando il fiume Toce, al bivio svoltiamo a sinistra e proseguiamo fino al ponte di Ornavasso. Proseguiamo in direzione Migiandone e, dopo un breve tratto su asfalto, prendiamo nuovamente la ciclabile sterrata verso Cuzzago e Premosello. Attraversiamo Bosco Tenso, un’oasi naturalistica protetta dal WWF e superiamo Vogogna, uno dei borghi più belli d’Italia, con il suo Palazzo Pretorio e il Castello Visconteo. Alterniamo tratti sterrati a tratti su asfalto per dirigerci verso Pieve Vergonte e Piedimulera. Proseguiamo verso Pallanzeno e, all’ingresso del paese, imbocchiamo il sentiero sterrato lungo il fiume Toce, raggiungeremo così Villadossola e Domodossola.

Giro dei canali di Piemonte e Lombardia

Giro tra i canali di Piemonte e Lombardia.

Tra i 2 Laghi – Da Orta ad Arona

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In bici da Orta ad Arona. I fantastici panorami del Cusio, le montagne tra i due laghi e la sponda piemontese meridionale del Lago Maggiore. Partenza e arrivo tra i due noleggi Ebike Lago d’Orta di Orta e No Work Team di Arona.

Giro dei 3 Laghi

Giro dei 3 laghi, da Arona (Lago Maggiore), lago di Mergozzo, Lago d’Orta con arrivo a Oleggio Castello.

Scopello – Mera – Rassa – Scopello

NOTA: Punti di ricarica lungo il tracciato nei punti Alpe Meggiana (rifugio)

CARTELLO GIALLO – NUMERO 2 in campo BLU

PARKING – Dalla Strada Provinciale SP 299 all’altezza di Scopello il cartello giallo della ciclabile ci invita a girare a sinistra e dopo il superamento del ponte si giunge ad un ampio parcheggio. Da qui un servizio navetta da prenotare presso gli operatori locali ci conduce sino a Mera. In alternativa è possibile raggiungerla con i propri mezzi imboccando la strada sulla destra a 100mt. dal parcheggio. La pista ciclabile inizia di fronte all’arrivo della seggiovia dove una ripida rampa ci porta sul tratto che conduce ai piedi del Monte Camparient. Da questo punto, con una panoramica sul Monte Rosa spettacolare prosegue il percorso che,con piccolissimi dislivelli attraversa tutta l’Alpe di Mera tra magnifici arbusti di rododendri e mirtilli e ci porta al colle sotto il Monte Ometto. Si prosegue in quota senza particolari difficoltà sino a raggiungere l’Alpe Meggiana all’altezza del Lago del Pizzo. Un maestoso Monte Rosa ci accompagna con moderata pendenza sino all’Alpe Sorbella da dove si scende con una dozzina di tornanti sino al ponte che attraversa il torrente Sorba. Questo tratto, seppure di larghe dimensioni, per la pendenza ed il fondo richiede una preparazione adeguata. Si consiglia quindi,per coloro che non possiedono tale preparazione, di scendere dal mezzo accompagnandolo a piedi. La prosecuzione dell’itinerario su sterrato che conduce a Rassa, è di moderata pendenza e non presenta particolari difficoltà. La discesa su strada asfaltata conduce poi in pochi km. al ponte di Quare per ricongiungersi all’itinerario n.1.

SI RACCOMANDA L’USO DEL CASCO PROTETTIVO PER TUTTI