Sentiero Novara – Tappa 04: Orfengo – Casalino



Percorso da effettuare preferibilmente nei periodi primaverili/autunnali per ammirare la natura della bassa Novarese con la tipica coltivazione del riso. Da menzionare Casalino, centro di origine antichissima, citato per la prima volta nel 989. La prima documentazione dell’esistenza della Chiesa di S. Pietro risale al 1149; qui fu redatto il trattato di pace fra Novara e Vercelli (Patto di Casalino).


Mezzi di trasporto: Pullman STN

Sentiero Novara – Tappa 03: San Nazzaro Sesia – Orfengo



Il percorso inizia dietro l’Abbazia di S. Nazzaro nei pressi del cimitero e si svolge sempre in pianura tra distese coltivazioni di riso e di mais, a breve distanza dalla riva destra del fiume Sesia. L’incontro della Chiesetta della Madonna della Fontana e di varie Cascine riconduce alla memoria del romanzo di Vassalli “La Chimera”. La località di Frisnengo è caratteristica per la C.na S. Apollinare dove risiede una comunità di Templari.

Mezzi di trasporto: Pullman STN

Evidenze culturali sul percorso
Abbazia S. Nazaro Sesia : dedicata ai Santi Nazario e Celso rappresenta uno dei complessi monastici più significativi esistenti in Piemonte: esso è costituito da una cinta muraria con torrette angolari circolari, un alto campanile romanico, una chiesa in stile gotico lombardo ed un elegante chiostrocon un ciclo quattrocentesco di affreschi dedicati alle storie di San Benedetto. L’abbazia fu fondata nel 1040 nei pressi di un guado sul fiume Sesia – in una posizione strategica per i commerci e le imprese militari, dove verosimilmente già esisteva un più antico monastero benedettino – per opera del vescovo di Novara Riprando, della potente famiglia feudataria dei conti di Pombia, poi conti di Biandrate. Nel corso del XIII secolo l’abbazia – caso piuttosto insolito per i complessi abbaziali di pianura – fu fortificata con lo scavo di fossati e l’erezione di mura tutt’intorno, con camminamenti e rotonde torri angolari: in tal modo essa funzionava da ricetto per la popolazione nel caso di incursioni belliche. Il massiccio campanile, aveva anche funzione di torre di difesa e poteva offrire estremo ricovero in caso d’assedio. L’accesso avveniva da un torrione quadrato dotato di un ponte levatoio ora scomparso.

Casalvolone: Ricetto di Casalvolone (Sec. XII);Palazzo Tornielli; Castello degli Avogadro di Casalvolone (Sec. XV) – fraz. Frisnengo

Sentiero Novara – Tappa 02: Casaleggio – San Nazzaro Sesia



Partenza da Casaleggio direzione Vicolungo su S.P. 12 asfaltata dopo l’attraversamento dell’abitato si prende la direzione per Recetto su strada bianca. Di seguito si passa dalle Cascine Baraggioli e si arriva a Recetto. Si prosegue sulla S.P. fino a S. Nazzaro

Percorso con panorama campestre e ricco di monumenti storici ed artistici.

Casaleggio si raggiunge con la ferrovia Novara – Biella

Da S. Nazzaro Sesia occorre raggiungere Biandrate (Km 3.4) per un Bus STN

Sentiero Novara – Tappa 01: Proh – Casaleggio


Il percorso è caratterizzato dalla presenza di infrastrutture agricole della “prima” bassa Novarese da cui emerge la presenza dei canali irrigui e nella specie il “Mora”, confluito all’altezza di Proh, nel torrente Strona. Strutture indispensabili per le irrigazione delle risaie. Questa coltura si trova al limite della latitudine nord e rende un suggestivo paesaggio nei periodi di primavera ed autunno. Il primo: al momento delle irrigazioni prospetta un’immagine surreale di un immenso lago con riflessi in alcune ore del giorno di particolare intensità (es. il massiccio del “Rosa” riflesso nell’acqua) e nel secondo: poco prima del periodo della mietitura, si presenta una distesa d’oro in merito al riso maturo .

Il “sentiero” inizia nei pressi del ponte sul torrente Strona sulla S.P. 17 (Briona/Oleggio) vicino al cimitero di Proh. E’ una strada sterrata che si trova lungo il percorso del torrente fino ad arrivare all’incrocio della strada S.P. 101 di S. Bernardino/Cesto. Si prende a dx e dopo l’attraversamento della S.P. 299 si passa dalla Cascina Agnelle. Si riprende quindi una strada sterrata in direzione della S.P.101 e da qui, passando dall’Agriturismo Cascina Colombare, si raggiunge Casaleggio.

Possibilità di raggiungere il punto di partenza: Andata – autocorriera sulla linea Novara/Varallo fermata Proh. Ritorno : treno – linea Biella / Novara.

Un tuffo nel lago. L’anello azzurro da Orta a Pella

Uno degli aspetti più affascinanti del mettersi in viaggio in bicicletta è che quasi sempre significa partire per un’avventura a contatto con la natura, scoprire luoghi inaspettati e, se si è un pò fortunati, scovare piccoli tesori. E non importa se stiamo pedalando in luoghi vicini o lontani. Sembra un luogo comune, ma spesso non conosciamo le bellezze che abbiamo a portata di mano, serve solo il mezzo giusto.

Noi ce ne rendiamo conto ogni volta che è usciamo con le nostre bici. L’anello azzurro che collega Orta a Pella ne è un esempio perfetto.

Orta, Gozzano, Buccione, Pella…. Luoghi incantevoli che impreziosiscono il lago d’Orta e che per noi, cresciuti vicino a queste zone, sono lo sfondo di tanti ricordi, da quando mamma e papà ci portavano a fare la gita domenicale alle prime uscite da fidanzatini che si sentono grandi fino alle zingarate con gli amici alla ricerca dell’osteria più accogliente del Cusio.

Esperienze bellissime, ma sempre vissute come un singolo punto da raggiungere, dove il viaggio passava in secondo piano. Con la bicicletta anche la nostra percezione cambia completamente, ora mentre pedaliamo questi luoghi diventano tappe che compongono un’esperienza unica, un itinerario di benessere. Attraversiamo boschi, borghi dove solo le bici possono entrare, sentieri che costeggiano il lago, costantemente immersi nella natura, nei suoi profumi, nei suoi colori.

Il nostro viaggio parte da Orta. Non non esattamente dal paese (che visiteremo comunque al ritorno), ma dall’ultima rotonda che dalla strada provinciale 229 conduce al celebre borgo. Invece di girare per il lago ci dirigiamo in direzione opposta dove subito la strada comincia a salire. All’altezza del locale Il Cantuccio svoltiamo a destra verso Legro, una piccola frazione nota come il paese dipinto, per gli affreschi che decorano le sue case. Vale davvero la pena di fermarsi un attimo e passeggiare per le stradine in una atmosfera suggestiva tra la scene dei grandi film italiani degli anni 50 e 60.

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La camminata dell’Amore in bicicletta

La camminata dell’amore è un breve sentiero carico di storia immerso in una splendida natura rigogliosa, lungo un tratto di lago caraterrizzato da acqua cristallina . Sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, a Ispra, ci ritroviamo in un connubio perfetto tra piccole spiaggette e monumenti archeologici industriali perfettamente ubicati in un ambiente sereno e armonioso.

Perfettamente segnalato, la camminata dell’amore, ci permette di scoprire paesaggi meravigliosi, pedalando nei boschi fiabeschi e lussureggianti e di conoscere le testimonianze di un’attività praticata in passato in questa zona:  la produzione di calce. Attività che ha origini molto antiche, riconducibili alle pareti ricche di pietra calcarea e alle agevoli vie di trasporto, grazie alle acque del Verbano e dei fiumi limitrofi come il Ticino e i Navigli. Anche se l’archeologia industriale può sembrare una cosa da “grandi”, andare alla scoperta delle vecchie fornaci di Ispra è un’avventura che coinvolge tutta la famiglia riservando moltissime sorprese. Un itinerario divertente sulla scogliera del lago, perfetto per grandi e piccini e incastonato tra paesaggi incantevoli, punti panoramici, vecchie fornaci e freschi bagni.

Villa Nigra a Miasino

Situata al centro del paese di Miasino, Villa Nigra rappresenta nella zona del Lago d’Orta una delle più eleganti case di campagna della nobiltà novarese. Costituita da tre corpi che, pur realizzati in tre differenti secoli, XVI, XVII, XVIII, le donano armoniosità, eleganza e vivacità. Storicamente appartenuta alla Famiglia Martelli venne ereditata dall’architetto Carlo Nigra, che effettuò interventi migliorativi rendendo ancor più signorile l’abitazione: sistemò il parco adiacente, vennero restaurati gli affreschi, caratterizzati da particolari effetti ottici, che ricoprono le facciate sul cortile.
Una piccola curiosità storica: le serre della Villa, durante il periodo della prima guerra mondiale, venivano utilizzate per sperimentare un impasto funzionale composto da vecchi giornali e paraffina che veniva inviato ai soldati con lo scopo di scaldarli.

Linea Cadorna di Ornavasso

L’itinerario che proponiamo oggi è alla scoperta della linea Cadorna di Ornavasso, un insieme di fortificazioni costruite durante il primo conflitto mondiale per volere del generale Cadorna per contrastare un eventuale attacco austro – ungarico.

Il tratto di Ornavasso fa parte del complesso e assolutamente innovativo sistema difensivo voluto dal generale e di cui qui potete trovare un approfondimento.

Il percorso comincia nel piazzale della Punta di Migiandone dove vi sono posti, come testimoni della presenza di strutture fortificate, due cannoni all’inizio della strada militare.

Il percorso, nonostante la costante pendenza, è abbastanza facile e poco complesso ed è adatto anche ai più piccoli: le prime che si incontrano sono delle trincee rese particolari dalle loro gallerie d’accesso e alle postazioni per mitragliatrici. Continuando il percorso dopo una mezzoretta di pedalata, si arriva al “Forte di Bara” una postazione fortificata che ospitava cannoni a lunga gittata, e da dove si domina l’intera valle sottostante offrendoci un meraviglioso panorama caratterizzato, in autunno, dal fenomeno del “foliage” ossia una colorazione particolare delle foglie che appaiono ai nostri occhi con varie tonalità di giallo, arancione, rosso, viola e perfino marrone che ci permette di immergerci a 360° in questa stagione.

Dopo una breve pausa per godere di questi fantastici paesaggi che solo queste zone possono offrire, continuiamo la nostra pedalata, e a differenza della Linea Cadorna del Varesotto, quella dell’Ossola oltre ad avere fortificazioni militari è caratterizzato dalla presenza di edifici religiosi. Il più importante è il Santuario del Boden che domina il paese di Ornavasso e il fiume Toce, situato su una fascia pianeggiante e circondato da fitti boschi di castagno.

E’ una costruzione non molto grande, semplice, immersa nel boschi e con un piccolo piazzale con davanti delle panchine, tutto concorre a creare una sensazione di tranquillità e fare diventare questo luogo una tappa praticamente obbligata della nostra gita.

La leggenda narra dell’apparizione della Madonna nel 1528 che salvò una verginella caduta in un dirupo e ha reso nel corso dei secoli questa chiesa un luogo di forte devozione.

La Madonna del Boden è tra l’altro la patrona dei ciclisti del VCO e dal 2011 gemellata con il Santuario della Madonna del Ghisallo, patrona universale dei ciclisti.

Terminata la visita, senza dimenticarci di assaggiare la miracolosa acqua del Santuario, riprendiamo la via del ritorno percorrendo la Via Crucis o Strada dei pellegrini che termina alla chiesa parrocchiale di San Nicola di Ornavasso. Pedalando lungo la via del ritorno, alzando lo sguardo possiamo notare in lontananza la torre del Santuario “della Guardia” che rappresenta la sua maestosità e soprannominato così per la sua funzione di guardia già a partire dal 1600.

Linea Cadorna

La “Linea Cadorna” è il nome dato ad un sistema di fortificazioni realizzato durante il periodo della prima guerra mondiale 1915/18 volute per contrastare una eventuale invasione nemica tedesca e austro – ungarica proveniente dalla Svizzera causato dal timore sulla volontà del Governo Elvetico di far rispettare la neutralità del proprio Paese e dall’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria.

Mentre la Svizzera intensificò i lavori di fortificazione verso l’Italia, realizzando opere di sbarramento a Gordola, Magadino, Monte Ceneri e sui monti di Medeglia, la Linea di difesa alla frontiera nord si estendeva dall’Ossola alla Valtellina con un sistema di trincee, postazioni di artiglieria alcune di queste costituite da caverne scavate nella roccia, e km e km di strade e mulattiere.

Insieme all’Ossola e alla Valtellina anche la Valgrande ne fu interessata, in quanto considerata punto strategico. sia pure marginalmente, vennero costruite delle fortificazioni anche nelle zone Passo Folungo e Monte Zeda, il Proman, e l’area da Bettola a Cuzzago a cui si riferiscono le immagini seguenti. Questa zona, in unione ai vicini Montorfano e Punta di Migiandone, era strategicamente importante in quanto qui è presente una strettoia particolare per la sua “larghezza” di 700 metri situata nel percorso dall’Ossola verso la pianura, zona importante anche in passato per il controllo dei traffici.

Con la fine della guerra il 4 Novembre 1918 le fortificazioni verranno dismesse ma come scrisse il generale Cadorna “Fu inutilizzata ma non inutile” perché la sua realizzazione comportò l’impiego di un gran numero di operai, unico aspetto positivo di quest’opera, procurando lavoro alle popolazioni locali non solo maschili ma anche femminili a causa dei frequenti richiami alle armi evitando così un destino di emigrante in cerca di lavoro a molti cittadini. 

Negli anni successivi, parte di queste strutture vennero utilizzate per le esercitazioni militari con lo scopo di inserirle negli anni ’30, nel progetto del Vallo Alpino con lo scopo di rendere inviolabili i 1851km di confine dello Stato italiano ma questo non si realizzò.
Anche durante il secondo conflitto mondiale la Linea Cadorna non venne mai utilizzata, esclusi due tratti, il Monte San Martino (VA) e l’Ossola (VB) che offrirono un riparo ai partigiani della Resistenza Italiana diventando le basi del Gruppo “Cinque Giornate” e dei partigiani della “Repubblica dell’Ossola”.
Nel 1949 le fortificazioni italiane, che non furono smantellate dal Trattato di pace del febbraio 1947, entrarono a far parte del Patto Atlantico, patto istituito per fronteggiare il blocco sovietico e piano che sminuirà la sua importanza con la caduta del muro di Berlino il 9 novembre 1989, data con la quale si può ritenere conclusa anche la storia della fortificazione italiana.

Attualmente la linea Cadorna rappresenta una preziosa testimonianza del passato, che racconta di strategie militari e della storia dell’Alto Varesotto ed è un’affascinante testimonianza di un capitolo fondamentale della storia italiana, talmente importante che, con una legge, ne è stato riconosciuto il valore storico-culturale. Alcune ristrutturate e valorizzate tramite l’individuazione di diverse itinerari di particolare interesse storico, didattico e naturalistici permettono di essere visitate in modo semplice anche in sella alle nostre bici.

Consigliamo di visitarle nei periodi primaverili quando la vegetazione non è troppo rigogliosa.

La ciclovia del Toce in autunno

La ciclovia del Toce è un bellissimo itinerario che attraversa la bassa Val d’Ossola, l’estesa valle all’estremo nord del Piemonte, tra oasi naturalistiche e incantevoli borghi. Il percorso parte da Fondotoce e arriva fino a Domodossola, per una lunghezza complessiva di circa 50 km, molti dei quali su pista ciclabile.

Nella nostra sezione dedicata ai tracciati potete trovate l’itinerario completo, qui vi raccontiamo una pedalata che abbiamo fatto in compagnia in un pomeriggio d’autunno. Abbiamo accompagnato alcune nostre amiche nella loro prima uscita con una bici elettrica, gustandoci i colori di questa stagione magica e condividendo il loro stupore e divertimento per questa prima esperienza assistita.

Per questa gita abbiamo scelto una versione ridotta con andata e ritorno da Mergozzo, precisamente dalla Casa della capra, una locanda e un ristorante nato dalla passione di Felipe e Patricia per la cucina, l’arte e la bicicletta. Questi elementi si sono fusi con gusto e ricerca del dettaglio creando un luogo magico, ancora più esaltato dalla magnifica posizione con vista sul lago di Mergozzo.

Arrivati alla Casa della Capra facciamo due chiacchiere con Felipe e Patricia, sempre molto disponibili, e prendiamo le nostre biciclette. La gita può iniziare. Con poche pedalate raggiungiamo il centro di Mergozzo, caratterizzato dalla suggestiva piazzetta affacciata sul lago. Possiamo anche ammirare il simbolo del paese, l’Olmo, una pianta secolare completamente cava che si trova al centro della piazza. Pare si tratti di una pianta risalente almeno al secolo Seicento: viene infatti già raffigurato ufficialmente nella pala d’altare dedicata alla Vergine del Rosario, dipinta dal pittore novarese Carolus Canis nel 1623.

Nonostante sia cavo internamente, l’olmo di Mergozzo è ancora in vita e ad ogni primavera si risveglia e si veste di foglioline. Chissà quante storie potrebbe raccontare….

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