Oasi Zegna: un luogo magico

L’Oasi Zegna è una grande area montana protetta che ospita il parco naturale nel cuore delle prealpi biellesi, esattamente tra Trivero e la Valle Cervo.

Caratterizzata da una storia particolare che merita di essere raccontata l’Oasi Zegna è una montagna dolce e incontaminata, perfetta per soddisfare i bisogni di tutta la famiglia. A dar origine al progetto è stata la volontà di un grande industriale tessile piemontese, Ermenegildo Zegna, così innamorato della sua terra e della bellezza delle montagne circostanti che negli anni ‘20 decise di acquistare un ampio territorio da donare alla popolazione. Un’idea unica al mondo che dette vita a uno dei primi progetti di mecenatismo ambientale. Oggi giorno rappresenta una meta turistica che offre la meraviglia di fioriture stagionali dei rododendri (voluti espressamente dal Signor Zegna), mettendo a disposizione dei visitatori un parco avventura, un family hotel a misura di bambino, l’organizzazione continua e creativa di eventi e non solo. Il risultato è una valle scenografica che si dipinge di tenere e sgargianti tonalità, seguendo un disegno armonico colorando la conca durante tutto l’anno: in primavera esplodono i fiori che durano fino all’accendersi dei colori autunnali del foliage.

L’Oasi Zegna, è un luogo magico, ricco di esperienze da vivere e prodotti enogastronomici da gustare. Grandi e piccini possono intrattenersi e godersi, dopo aver percorso il tracciato Alpe di Mera – Bielmonte, una fantastica giornata all’insegna del divertimento, del relax o dell’enogastronomia.

Il Supervulcano della Valsesia

La Valsesia è un territorio estremamente interessante per i geologi di tutto il mondo. 290 milioni di anni fa, nella zona che si estende da Balmuccia fino a Prato Sesia era attivo un vulcano che dopo 10 milioni di anni di attività entrò in una fase di inattività fino a collassare su se stesso proprio nella Valle. L’eccezionalità della Valsesia e delle aree limitrofe del Sessera e del Toce è proprio quello di essere un laboratorio a cielo aperto che permette di studiare più facilmente rocce e minerali vulcanici che di solito si trovano a profondità inaccessibili.

A Settembre 2013 il “Sesia – Val Grande Geopark”, costituito dall’area del Supervulcano da parte del territorio della Valsessera (BI) e dal Parco nazionale della Val Grande (VCO), è stato inserito nella Rete Internazionale dei Geoparchi UNESCO.

Sport in Valsesia

Conosciuta prevalentemente per gli sport invernali, la Valsesia offre anche molte attività per chi è alla ricerca di svago e avventura d’estate.

Meta perfetta per chi va in cerca di luoghi ancora selvaggi e popolati da un ricco e prezioso ecosistema. La natura verdissima e il fiume Sesia ne fanno la meta più ambita d’Europa per gli sport d’acqua viva. Emozionarsi cavalcando le onde su un gommone da rafting, surfare sull’acqua in hydrospeed, scendere rapide sinuose in kayak, praticare il tubing o percorrere itinerari da sogno in torrentismo è possibile in questo territorio tutto da scoprire.
Tutte queste attività sono praticabili presso i numerosi centri qualificati del fiume Sesia e sono alla portata di chiunque sappia nuotare e abbia voglia di divertimento!!

Ma non solo! Questa Valle d’estate non deluderà neanche gli sportivi che cercano la neve anche d’estate per praticare sci alpinismo o gli appassionati di trekking che possono percorrere i sentieri di parchi come la Valstrona o il Monte Fenera …o coloro che invece cercano esperienze estreme come un volo in parapendio, ideale per chi vuole godersi il Monte Rosa e tutto il suo splendore da una prospettiva decisamente insolita.

Consigliamo di affidarsi a uno dei centri qualificati presenti nella Valle.

In ebike ai piedi del Monte Bianco. Pedalando per la Val Ferret

Vicino a Courmayeur, tra le valli del Monte Bianco ne spicca una dove pedalare diventa un’immersione nella natura. Qui pedalare in chiave dolce trova la sua massima espressione, dove ogni pedalata è un respiro profondo di aria pura e fresca.

Ci mettiamo in sella alla bicicletta e subito siamo circondati dall’Aiguille des Glaciers, il Dente del Gigante, le Grandes Jorasses, e il Monte Bianco. Quest’ultimo non si concede sempre così facilmente, non è sempre visibile. Bisogna cercare l’angolazione giusta, la Val Ferret sembra quasi fargli da vassoio. Da qui si riesce a ammirarne completamente la vetta, tanto che quando appare, così gigantesco e così quieto, sembra accogliere a sé lo spirito sia dei trekker sia dei ciclisti.

Una valle incantata che porta con sé la memoria dei cambiamenti climatici, dove si è cullati da una parte dal ghiacciaio sovrastante e dall’altro dalle dolci acque del torrente. D’estate la strada che porta alla valle viene chiusa già all’altezza della frazione di La Palud e si può proseguire solo in bicicletta o con le navette. Una strada che si snoda tra tornanti costeggiati da pini, con il Massiccio lasciato alle spalle e il fiume Dora di Ferret che appare e scompare per poi aprirsi in una valle verde e piena di vegetazione con larici, ontani e betulle.

Annie Dillard, premio Pulitzer afferma che “Le montagne sono giganti, quiete, permeabilità. Puoi lanciare il tuo spirito a una montagna e la montagna lo terrà con sé, lo avvolgerà, non lo rigetterà indietro come fanno i fiumi” e sarà proprio la sensazione che si proverà quando di ritorno da questa valle si ritornerà alla propria vita quotidiana.

La camminata dell’Amore in bicicletta

La camminata dell’amore è un breve sentiero carico di storia immerso in una splendida natura rigogliosa, lungo un tratto di lago caraterrizzato da acqua cristallina . Sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, a Ispra, ci ritroviamo in un connubio perfetto tra piccole spiaggette e monumenti archeologici industriali perfettamente ubicati in un ambiente sereno e armonioso.

Perfettamente segnalato, la camminata dell’amore, ci permette di scoprire paesaggi meravigliosi, pedalando nei boschi fiabeschi e lussureggianti e di conoscere le testimonianze di un’attività praticata in passato in questa zona:  la produzione di calce. Attività che ha origini molto antiche, riconducibili alle pareti ricche di pietra calcarea e alle agevoli vie di trasporto, grazie alle acque del Verbano e dei fiumi limitrofi come il Ticino e i Navigli. Anche se l’archeologia industriale può sembrare una cosa da “grandi”, andare alla scoperta delle vecchie fornaci di Ispra è un’avventura che coinvolge tutta la famiglia riservando moltissime sorprese. Un itinerario divertente sulla scogliera del lago, perfetto per grandi e piccini e incastonato tra paesaggi incantevoli, punti panoramici, vecchie fornaci e freschi bagni.

Linea Cadorna di Ornavasso

L’itinerario che proponiamo oggi è alla scoperta della linea Cadorna di Ornavasso, un insieme di fortificazioni costruite durante il primo conflitto mondiale per volere del generale Cadorna per contrastare un eventuale attacco austro – ungarico.

Il tratto di Ornavasso fa parte del complesso e assolutamente innovativo sistema difensivo voluto dal generale e di cui qui potete trovare un approfondimento.

Il percorso comincia nel piazzale della Punta di Migiandone dove vi sono posti, come testimoni della presenza di strutture fortificate, due cannoni all’inizio della strada militare.

Il percorso, nonostante la costante pendenza, è abbastanza facile e poco complesso ed è adatto anche ai più piccoli: le prime che si incontrano sono delle trincee rese particolari dalle loro gallerie d’accesso e alle postazioni per mitragliatrici. Continuando il percorso dopo una mezzoretta di pedalata, si arriva al “Forte di Bara” una postazione fortificata che ospitava cannoni a lunga gittata, e da dove si domina l’intera valle sottostante offrendoci un meraviglioso panorama caratterizzato, in autunno, dal fenomeno del “foliage” ossia una colorazione particolare delle foglie che appaiono ai nostri occhi con varie tonalità di giallo, arancione, rosso, viola e perfino marrone che ci permette di immergerci a 360° in questa stagione.

Dopo una breve pausa per godere di questi fantastici paesaggi che solo queste zone possono offrire, continuiamo la nostra pedalata, e a differenza della Linea Cadorna del Varesotto, quella dell’Ossola oltre ad avere fortificazioni militari è caratterizzato dalla presenza di edifici religiosi. Il più importante è il Santuario del Boden che domina il paese di Ornavasso e il fiume Toce, situato su una fascia pianeggiante e circondato da fitti boschi di castagno.

E’ una costruzione non molto grande, semplice, immersa nel boschi e con un piccolo piazzale con davanti delle panchine, tutto concorre a creare una sensazione di tranquillità e fare diventare questo luogo una tappa praticamente obbligata della nostra gita.

La leggenda narra dell’apparizione della Madonna nel 1528 che salvò una verginella caduta in un dirupo e ha reso nel corso dei secoli questa chiesa un luogo di forte devozione.

La Madonna del Boden è tra l’altro la patrona dei ciclisti del VCO e dal 2011 gemellata con il Santuario della Madonna del Ghisallo, patrona universale dei ciclisti.

Terminata la visita, senza dimenticarci di assaggiare la miracolosa acqua del Santuario, riprendiamo la via del ritorno percorrendo la Via Crucis o Strada dei pellegrini che termina alla chiesa parrocchiale di San Nicola di Ornavasso. Pedalando lungo la via del ritorno, alzando lo sguardo possiamo notare in lontananza la torre del Santuario “della Guardia” che rappresenta la sua maestosità e soprannominato così per la sua funzione di guardia già a partire dal 1600.

Mergozzo: il borgo alle pendici dei Corni di Nibbio

C’è un Lago in Piemonte che vale la pena visitare: è il Lago di Mergozzo che prende il nome dall’omonimo paesino. Un borgo dall’incontaminata serenità e circondata da un’atmosfera surreale rendono Mergozzo uno dei più suggestivi borghi di tutto il Piemonte.

In questo splendido paesino affacciato sulle sponde dell’omonimo Lago è la meta ideale per chi desidera trascorrere del tempo all’insegna della tranquillità e del relax assoluto.

Esplorandolo si nota come vivono ancora oggi forti tradizioni e camminando per le sue strette vie potrete notare come il tempo sembra essersi fermato: i sentori romanici sono presenti in ogni angolo, le case sono interamente costruite in pietra e nella piazza principale si può anche ammirare un olmo secolare, diventato il simbolo monumentale dell’intera comunità pe per la regione.

Un paese dall’anima antica e che conserva, tuttora, preziose testimonianze del passato: molto caratteristico è il campanile della chiesa Beata Vergine Assunta raggiungibile risalendo una scala particolarmente ripida risalente al 1600 che insieme alla chiesa romanica di Santa Marta inaugurata nel 1610 sono gli edifici artistici più importanti.

Le piccole vie si snodano nel piccolo centro storico e percorrendole fino ad arrivare alla suggestiva piazzetta in riva al lago, godrete di un panorama naturale fantastico e potrete riscoprire piacevolmente l’armonia della pace dei sensi, sedendosi e gustando una “fugascina” il tipico dolciume sottile e di colore dorato di Mergozzo.

Mergozzo: il borgo e il suo lago, un incanto tra Piemonte, Lombardia e Svizzera. Un luogo di storia e di arte che attende di essere scoperto da un turismo gentile, gentile almeno quanto le acque del suo dolce lago.

Vogogna: il borgo dei borghi

Vogogna, piccolo comune immerso nella verdeggiate Val d’Ossola, è un borgo medievale di antica bellezza, il cui territorio si estende nel Parco Nazionale della Valgrande, la più grande zona wilderness d’Italia e delle intere alpi e ospita la sede dell’ente del Parco.

Incorniciato da suggestive cime montane, i cui boschi fitti d’autunno, con il fenomeno del foliage, regalano a questo paese un’atmosfera fabiesca tanto che è stato inserito nel circuito prestigioso dei borghi più belli d’Italia. Il borgo ha origini romane, ma ottenne prestigio solo quando venne scelto come capoluogo dell’Ossola inferiore grazie alla sua posizione geografica. Oggi Vogogna conserva tutto il suo fascino di antico centro medievale dominato dal castello visconteo voluto dal Vescovo di Novara nel 1348 a presidio militare della Valle. Molto suggestiva è la sua struttura: chiuso da due torri, una delle quali utilizzata come prigione infatti al suo interno è possibile vedere ancora oggi i segni del passaggio dei carcerati, e da una cinta muraria per proteggerlo. E altrettanto suggestivo è il bellissimo panorama di cui si può godere, con una vista a 360° della valle e del borgo antico caratterizzato dai suoi tetti in pietra.

Camminando nei vicoletti tra case in pietra ed eleganti palazzi dove sembra che il tempo si sia fermato spicca Palazzo Pretorio dove nel XIV sec. ricopriva una posizione importante in quanto sede del mercato e le assemblee pubbliche.

Torre di Buccione

La Torre di Buccione, unanimamente conosciuta come Castello di Buccione inserita all’interno della Riserva Naturale Speciale della Torre di Buccione, luogo di un altissimo valore paesaggistico per i resti ancora ben visibili delle fenditure rimaste a causa dell’estrazione del porfido, il tutto contornato da una selva fitta di castagni e querce.
Alta circa 23 metri, la Torre è un bellissimo punto panoramico da dove por ammirare un panorama mozzafiato dominato dal Monte Rosa che fa da sfonda a una pittoresca Orta San Giulio.
Costruita agli inizi del XIII secolo con blocchi di granito e di serizzo, ricopriva diverse funzioni tra cui essere un magazzino, per le segnalazioni, come cella di difesa e la principale funzione di essere il baluardo di difesa del complessa fortificato. Come sappiamo, il Lago d’Orta e le sue attrattive sono protagonisti di leggende e storie, e anche intorno a questa possente e maestosa Torre è legato un nome: Maria Canavesa meglio conosciuta come “l’eroina del Cusio” in quanto nel ‘500 divenne famosa dopo aver compiuto un gesto eroico che costò la morte a lei e ai suoi figli ma che permise alle terre della Riviera di cacciare l’invasore.

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Monte Mesma

Situato nel comune di Ameno, ricopre un perfetto punto panoramico del Lago d’Orta per poter ammirare Orta con la sua bellissima isola e la catena del Monte Rosa da un punto di vista unico e sensazionale. Conosciuto nella Riviera e non solo grazie alla Viae Crucis, iniziata nel 1659 da padre Gerolamo Stola, all’epoca guardiano del convento che in concomitanza fece porre nella piazzetta una croce di legno e una colonna scolpita con la data di fondazione del convento. Solo successivamente su entrambi i percorsi, vennero erette edicole di due Viae Crucis. Questo nacque dal desiderio di padre Stola di creare lungo le pendici del monte un “Teatro di miracoli” che rappresentasse i fatti più importanti della vita di Sant’Antonio di Padova e che fosse immerso in un bellissimo sfondo di castagni e querce, inizialmente scandita da semplici croci in legno e solo successivamente sostituite con edicole in muratura alte circa 3 metri e larghe 1, con nicchie quadrangolari affrescate. Solo nel 1993 la Regione Piemonte lo istituisce Riserva Naturale Speciale, questo non solo per la sua riserva naturalistica in cui scorrono due torrenti l’Agogna e il Membra sia per suo Il complesso monumentale che comprende la chiesa dedicata a San Francesco e il convento francescano, ma anche a ritrovamenti di notevole interesse archeologico che testimoniano la presenza dell’uomo fin dalla prima età del ferro. (Foto: Alessandro Vecchi – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15526262)