La camminata dell’Amore in bicicletta

La camminata dell’amore è un breve sentiero carico di storia immerso in una splendida natura rigogliosa, lungo un tratto di lago caraterrizzato da acqua cristallina . Sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, a Ispra, ci ritroviamo in un connubio perfetto tra piccole spiaggette e monumenti archeologici industriali perfettamente ubicati in un ambiente sereno e armonioso.

Perfettamente segnalato, la camminata dell’amore, ci permette di scoprire paesaggi meravigliosi, pedalando nei boschi fiabeschi e lussureggianti e di conoscere le testimonianze di un’attività praticata in passato in questa zona:  la produzione di calce. Attività che ha origini molto antiche, riconducibili alle pareti ricche di pietra calcarea e alle agevoli vie di trasporto, grazie alle acque del Verbano e dei fiumi limitrofi come il Ticino e i Navigli. Anche se l’archeologia industriale può sembrare una cosa da “grandi”, andare alla scoperta delle vecchie fornaci di Ispra è un’avventura che coinvolge tutta la famiglia riservando moltissime sorprese. Un itinerario divertente sulla scogliera del lago, perfetto per grandi e piccini e incastonato tra paesaggi incantevoli, punti panoramici, vecchie fornaci e freschi bagni.

Villa Nigra a Miasino

Situata al centro del paese di Miasino, Villa Nigra rappresenta nella zona del Lago d’Orta una delle più eleganti case di campagna della nobiltà novarese. Costituita da tre corpi che, pur realizzati in tre differenti secoli, XVI, XVII, XVIII, le donano armoniosità, eleganza e vivacità. Storicamente appartenuta alla Famiglia Martelli venne ereditata dall’architetto Carlo Nigra, che effettuò interventi migliorativi rendendo ancor più signorile l’abitazione: sistemò il parco adiacente, vennero restaurati gli affreschi, caratterizzati da particolari effetti ottici, che ricoprono le facciate sul cortile.
Una piccola curiosità storica: le serre della Villa, durante il periodo della prima guerra mondiale, venivano utilizzate per sperimentare un impasto funzionale composto da vecchi giornali e paraffina che veniva inviato ai soldati con lo scopo di scaldarli.

Linea Cadorna di Ornavasso

L’itinerario che proponiamo oggi è alla scoperta della linea Cadorna di Ornavasso, un insieme di fortificazioni costruite durante il primo conflitto mondiale per volere del generale Cadorna per contrastare un eventuale attacco austro – ungarico.

Il tratto di Ornavasso fa parte del complesso e assolutamente innovativo sistema difensivo voluto dal generale e di cui qui potete trovare un approfondimento.

Il percorso comincia nel piazzale della Punta di Migiandone dove vi sono posti, come testimoni della presenza di strutture fortificate, due cannoni all’inizio della strada militare.

Il percorso, nonostante la costante pendenza, è abbastanza facile e poco complesso ed è adatto anche ai più piccoli: le prime che si incontrano sono delle trincee rese particolari dalle loro gallerie d’accesso e alle postazioni per mitragliatrici. Continuando il percorso dopo una mezzoretta di pedalata, si arriva al “Forte di Bara” una postazione fortificata che ospitava cannoni a lunga gittata, e da dove si domina l’intera valle sottostante offrendoci un meraviglioso panorama caratterizzato, in autunno, dal fenomeno del “foliage” ossia una colorazione particolare delle foglie che appaiono ai nostri occhi con varie tonalità di giallo, arancione, rosso, viola e perfino marrone che ci permette di immergerci a 360° in questa stagione.

Dopo una breve pausa per godere di questi fantastici paesaggi che solo queste zone possono offrire, continuiamo la nostra pedalata, e a differenza della Linea Cadorna del Varesotto, quella dell’Ossola oltre ad avere fortificazioni militari è caratterizzato dalla presenza di edifici religiosi. Il più importante è il Santuario del Boden che domina il paese di Ornavasso e il fiume Toce, situato su una fascia pianeggiante e circondato da fitti boschi di castagno.

E’ una costruzione non molto grande, semplice, immersa nel boschi e con un piccolo piazzale con davanti delle panchine, tutto concorre a creare una sensazione di tranquillità e fare diventare questo luogo una tappa praticamente obbligata della nostra gita.

La leggenda narra dell’apparizione della Mafonna nel 1528 che salvò una verginella caduta in un dirupo e ha reso nel corso dei secoli questa chiesa un luogo di forte devozione.

La Madonna del Boden è tra l’altro la patrona dei ciclisti del VCO e dal 2011 gemellata con il Santuario della Madonna del Ghisallo, patrona universale dei ciclisti.

Terminata la visita, senza dimenticarci di assaggiare la miracolosa acqua del Santuario, riprendiamo la via del ritorno percorrendo la Via Crucis o Strada dei pellegrini che termina alla chiesa parrocchiale di San Nicola di Ornavasso. Pedalando lungo la via del ritorno, alzando lo sguardo possiamo notare in lontananza la torre del Santuario “della Guardia” che rappresenta la sua maestosità e soprannominato così per la sua funzione di guardia già a partire dal 1600.

Mergozzo: il borgo alle pendici dei Corni di Nibbio

C’è un Lago in Piemonte che vale la pena visitare: è il Lago di Mergozzo che prende il nome dall’omonimo paesino. Un borgo dall’incontaminata serenità e circondata da un’atmosfera surreale rendono Mergozzo uno dei più suggestivi borghi di tutto il Piemonte.

In questo splendido paesino affacciato sulle sponde dell’omonimo Lago è la meta ideale per chi desidera trascorrere del tempo all’insegna della tranquillità e del relax assoluto.

Esplorandolo si nota come vivono ancora oggi forti tradizioni e camminando per le sue strette vie potrete notare come il tempo sembra essersi fermato: i sentori romanici sono presenti in ogni angolo, le case sono interamente costruite in pietra e nella piazza principale si può anche ammirare un olmo secolare, diventato il simbolo monumentale dell’intera comunità pe per la regione.

Un paese dall’anima antica e che conserva, tuttora, preziose testimonianze del passato: molto caratteristico è il campanile della chiesa Beata Vergine Assunta raggiungibile risalendo una scala particolarmente ripida risalente al 1600 che insieme alla chiesa romanica di Santa Marta inaugurata nel 1610 sono gli edifici artistici più importanti.

Le piccole vie si snodano nel piccolo centro storico e percorrendole fino ad arrivare alla suggestiva piazzetta in riva al lago, godrete di un panorama naturale fantastico e potrete riscoprire piacevolmente l’armonia della pace dei sensi, sedendosi e gustando una “fugascina” il tipico dolciume sottile e di colore dorato di Mergozzo.

Mergozzo: il borgo e il suo lago, un incanto tra Piemonte, Lombardia e Svizzera. Un luogo di storia e di arte che attende di essere scoperto da un turismo gentile, gentile almeno quanto le acque del suo dolce lago.

Vogogna: il borgo dei borghi

Vogogna, piccolo comune immerso nella verdeggiate Val d’Ossola, è un borgo medievale di antica bellezza, il cui territorio si estende nel Parco Nazionale della Valgrande, la più grande zona wilderness d’Italia e delle intere alpi e ospita la sede dell’ente del Parco.

Incorniciato da suggestive cime montane, i cui boschi fitti d’autunno, con il fenomeno del foliage, regalano a questo paese un’atmosfera fabiesca tanto che è stato inserito nel circuito prestigioso dei borghi più belli d’Italia. Il borgo ha origini romane, ma ottenne prestigio solo quando venne scelto come capoluogo dell’Ossola inferiore grazie alla sua posizione geografica. Oggi Vogogna conserva tutto il suo fascino di antico centro medievale dominato dal castello visconteo voluto dal Vescovo di Novara nel 1348 a presidio militare della Valle. Molto suggestiva è la sua struttura: chiuso da due torri, una delle quali utilizzata come prigione infatti al suo interno è possibile vedere ancora oggi i segni del passaggio dei carcerati, e da una cinta muraria per proteggerlo. E altrettanto suggestivo è il bellissimo panorama di cui si può godere, con una vista a 360° della valle e del borgo antico caratterizzato dai suoi tetti in pietra.

Camminando nei vicoletti tra case in pietra ed eleganti palazzi dove sembra che il tempo si sia fermato spicca Palazzo Pretorio dove nel XIV sec. ricopriva una posizione importante in quanto sede del mercato e le assemblee pubbliche.

Torre di Buccione

La Torre di Buccione, unanimamente conosciuta come Castello di Buccione inserita all’interno della Riserva Naturale Speciale della Torre di Buccione, luogo di un altissimo valore paesaggistico per i resti ancora ben visibili delle fenditure rimaste a causa dell’estrazione del porfido, il tutto contornato da una selva fitta di castagni e querce.
Alta circa 23 metri, la Torre è un bellissimo punto panoramico da dove por ammirare un panorama mozzafiato dominato dal Monte Rosa che fa da sfonda a una pittoresca Orta San Giulio.
Costruita agli inizi del XIII secolo con blocchi di granito e di serizzo, ricopriva diverse funzioni tra cui essere un magazzino, per le segnalazioni, come cella di difesa e la principale funzione di essere il baluardo di difesa del complessa fortificato. Come sappiamo, il Lago d’Orta e le sue attrattive sono protagonisti di leggende e storie, e anche intorno a questa possente e maestosa Torre è legato un nome: Maria Canavesa meglio conosciuta come “l’eroina del Cusio” in quanto nel ‘500 divenne famosa dopo aver compiuto un gesto eroico che costò la morte a lei e ai suoi figli ma che permise alle terre della Riviera di cacciare l’invasore.

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Chiesa parrocchiale Santa Maria Assunta in Armeno

Una delle chiese costruite da San Giulio, è situata in fondo a un suggestivo alla fine del paese. La Chiesa, nonostante a primo impatto presenti una struttura romanica, venne eretta nella prima metà del 300 su un nucleo già presente e molto più antico. La decorazione e gli allestimenti però sono di età barocca risalenti quindi al XVII secolo. L’edificio però conserva la tradizionale struttura romanica a tre navate, presentando un altare maggiore centrale e due altari più piccolini dedicati alla Madonna del Rosario e allo Spirito Santo. Di aspetto romanico risulta essere anche il campanile che nei suoi 60 metri di blocchi squadrati di granito sovrapposti domina la chiesa. Venne iniziato nel 1505, data scolpita alla sua base, fu però terminato 20 anni dopo. È uno dei più alti del territorio dell’alto Piemonte ed è caratterizzato da una cella campanaria con finestre monofore, bifore e trifore. Interessante è la tecnica utilizzata per innalzare i blocchi di granito in quanto venne utilizzata una grossa tenaglia fatta costruire appositamente e tuttora alcuni la ricordano ancora appesa nel vecchio Municipio, purtroppo però dopo un incendio se ne persero le tracce. ( foto di Alessandro Vecchi – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=22538614)

Santuario Madonna della Bocciola

Uno dei più importanti centri religiosi dell’intero bacino della Riviera, il santuario è databile al 1754 ed è sorto sui resti di una chiesa già esistente ed edificata in memoria di un miracolo avvenuta a una bambina muta fin dalla nascita che per aiutare i suoi genitori portava al pascolo le bestie. L’edificio ha una struttura centrale quadrilobata, in quanto le due precedenti cappelle laterali furono trasformate in navatelle e incorporate successivamente in quella centrale.
Ammirandola possiamo notiamo che la facciata, realizzata dal 1840 e terminata nel 1875 è in pieno stile neoclassico con l’imponente pronao sostenuto da quattro colonne in granito di Baveno caratterizzate da un capitello di ordine ionico. Il restante della facciata viene divisa in 3 livelli da sottili cornici marcapiano: nel primo livello si trovano le tre porte d’ingresso, due finte finestre che sormontano le porte laterali mentre tre archi a tutto sesto incorniciano la porta d’ingresso e i vani delle due finestre precedenti. Il suo interno invece, è centrato su una cupola ribassata affrescata con il trionfo di Maria e poggia su quattro pilastri. Sulla tutta la parete corre un fregio continuo, animato da decorazioni zoomorfe e arricchito da urne cinerarie, racemi, rosette e palmette a stucco. Inoltre, possiamo anche ammirare come gli affreschi che decorano le pareti sono in eccellente stato di conservazione, (foto di Alessandro Vecchi – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=30841270)

Palazzo Tornielli e il parco neogotico

Situato nella piazza principale di Ameno, attualmente sede del Comune di Ameno e dello Spazio Museale ma un tempo diviso in due ali. Deve il suo nome ad uno dei casati più importanti ed illustri di Novara: la nobile dinastia di Borgolavezzaro che lo utilizzava come “palazzo di campagna” e per l’organizzazione di balli, concerti e ricevimenti. L’edificio, si presenta a prima vista con una facciata, di particolare bellezza, che risale al XVIII secolo e con una struttura risalente a periodi storici differenti. SI sviluppa attorno a due ampi cortili interni decorati con scaloni accompagnati da ringhiere in ferro battuto che permette l’accesso ai piani superiori, e affreschi mitologici che decorano il soffitto. Oggigiorno al suo interno, a cura dell’Associazione Culturale Asilo Bianco, vi è il Museo Tornielli e rappresenta un vero e proprio luogo d’incontro e di studio per il nostro territorio in quanto spesso accoglie numerose manifestazioni artistiche e culturali. Ambiente che merita di di essere visitato insieme a Palazzo Tornielli è il suo Parco neogotico: situato di fronte al prospetto principale e oltre la piazza, attualmente pubblico, ma originariamente di pertinenza del palazzo stesso e raggiungibile attraverso un passaggio sotterraneo che attraversava Piazza Marconi.

Casa Calderara in Ameno

Casa Calderara rappresenta, un prezioso e raffinato esempio di architettura borghese del periodo rinascimentale, soprattutto per il suo triplice loggiato su colonne in granito che si susseguono in cinque arcate. Venne costituita nel 1979 per le volontà del pittore Antonio Calderara, deceduto in Ameno paesino dove aveva vissuto il nonno. Divenuta una casa – studio con lo scopo di custodire, conservare e mantenere inalterata la collezione intitolata “La storia di Antonio Calderara e una scelta di artisti contemporanei suoi amici”, ossia una raccolta delle sue opere e non solo, e ordinata da lui personalmente. Composta da 327 opere di pittura e scultura contemporanee che vennero accumunated al maestro lombardo grazie a rapporti di amicizia e stima o da ricerche affini. Le opere presentate sono tutte accumunate da una tendenza all’astrazione tanto da essere considerata una loro caratteristica fondamentale. Visitando la collezione possiamo notare come le opere si alternino con lo scopo di stimolare il visitatore svolgendo quindi, una funzione sia educativa sia formativa dell’arte attraverso l’arte. (Foto di Comune di Ameno)