Linea Cadorna

La “Linea Cadorna” è il nome dato ad un sistema di fortificazioni realizzato durante il periodo della prima guerra mondiale 1915/18 volute per contrastare una eventuale invasione nemica tedesca e austro – ungarica proveniente dalla Svizzera causato dal timore sulla volontà del Governo Elvetico di far rispettare la neutralità del proprio Paese e dall’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria.

Mentre la Svizzera intensificò i lavori di fortificazione verso l’Italia, realizzando opere di sbarramento a Gordola, Magadino, Monte Ceneri e sui monti di Medeglia, la Linea di difesa alla frontiera nord si estendeva dall’Ossola alla Valtellina con un sistema di trincee, postazioni di artiglieria alcune di queste costituite da caverne scavate nella roccia, e km e km di strade e mulattiere.

Insieme all’Ossola e alla Valtellina anche la Valgrande ne fu interessata, in quanto considerata punto strategico. sia pure marginalmente, vennero costruite delle fortificazioni anche nelle zone Passo Folungo e Monte Zeda, il Proman, e l’area da Bettola a Cuzzago a cui si riferiscono le immagini seguenti. Questa zona, in unione ai vicini Montorfano e Punta di Migiandone, era strategicamente importante in quanto qui è presente una strettoia particolare per la sua “larghezza” di 700 metri situata nel percorso dall’Ossola verso la pianura, zona importante anche in passato per il controllo dei traffici.

Con la fine della guerra il 4 Novembre 1918 le fortificazioni verranno dismesse ma come scrisse il generale Cadorna “Fu inutilizzata ma non inutile” perché la sua realizzazione comportò l’impiego di un gran numero di operai, unico aspetto positivo di quest’opera, procurando lavoro alle popolazioni locali non solo maschili ma anche femminili a causa dei frequenti richiami alle armi evitando così un destino di emigrante in cerca di lavoro a molti cittadini. 

Negli anni successivi, parte di queste strutture vennero utilizzate per le esercitazioni militari con lo scopo di inserirle negli anni ’30, nel progetto del Vallo Alpino con lo scopo di rendere inviolabili i 1851km di confine dello Stato italiano ma questo non si realizzò.
Anche durante il secondo conflitto mondiale la Linea Cadorna non venne mai utilizzata, esclusi due tratti, il Monte San Martino (VA) e l’Ossola (VB) che offrirono un riparo ai partigiani della Resistenza Italiana diventando le basi del Gruppo “Cinque Giornate” e dei partigiani della “Repubblica dell’Ossola”.
Nel 1949 le fortificazioni italiane, che non furono smantellate dal Trattato di pace del febbraio 1947, entrarono a far parte del Patto Atlantico, patto istituito per fronteggiare il blocco sovietico e piano che sminuirà la sua importanza con la caduta del muro di Berlino il 9 novembre 1989, data con la quale si può ritenere conclusa anche la storia della fortificazione italiana.

Attualmente la linea Cadorna rappresenta una preziosa testimonianza del passato, che racconta di strategie militari e della storia dell’Alto Varesotto ed è un’affascinante testimonianza di un capitolo fondamentale della storia italiana, talmente importante che, con una legge, ne è stato riconosciuto il valore storico-culturale. Alcune ristrutturate e valorizzate tramite l’individuazione di diverse itinerari di particolare interesse storico, didattico e naturalistici permettono di essere visitate in modo semplice anche in sella alle nostre bici.

Consigliamo di visitarle nei periodi primaverili quando la vegetazione non è troppo rigogliosa.

Il Lago d’Orta tra l’arte e la cultura

Città fulcro del Lago d’Orta sono Omegna e Orta San Giulio. Partendo proprio da Omegna dove troviamo il Parco della Fantasia dedicato a Gianni Rodari, attrazione stimolante per i nostri bambini,  possiamo intraprendere un percorso che costeggia il perimetro del Lago portandoci alla scoperta di siti di grande fascino come i Borghi di Nonio e Cesara, dove si può ammirare il Santuario della Madonna del Sasso, costruito in stile barocco, con una pianta a croce greca e presenta una sola navata.

Proseguendo entriamo nella provincia di Novara e si potranno visitare le cittadine di Pella, paesino dal piccolo centro medievale, dove diventa d’obbligo la tappa nella famosa gelateria “La Torre” situata appunto all’interno di una torre medievale, e San Maurizio d’Opaglio e Gozzano. Attraversando il lago con il battello che collega Pella alla sponda opposta, oppure circumnavigando tutto il lago, si arriva al fiore all’occhiello del lago: la cittadina di Orta con la sua isola San Giulio che emerge di fronte alla sua costa, raggiungibile con il battello partendo dalla piazza principale. Il borgo considerato un vero gioiellino, con le sue case in pietra, palazzi signorili e piccole stradine intrecciate sprigionando atmosfere medievali, ha fatto unire Orta San Giulio al circuito dei borghi più belli d’Italia.

Poco distante, merita una visita il Sacro Monte di Orta, rientra nell’itinerario dei nove Sacri Monti Alpini del Piemonte e della Lombardia diventando successivamente anche patrimonio dell’umanità essendo l’unico con venti cappelle dedicate interamente alla vita di San Francesco. Nelle vicinanze di Orta, tra i luoghi da vedere spiccano, inoltre, la Torre del Buccione ad Armeno, la Grotta delle Streghe nella Valle Strona, le Cascine di Ameno ad Ameno e ancora, l’Ecomuseo del Lago di Orta e del Lago Maggiore a Pettenasco ed il caratteristico Borgo di Miasino dove sorge la celebre Villa Nigra, edificata tra il Cinquecento ed il Seicento e completata solo nel secolo successivo.

Il Lago d’Orta e le sue antiche origini

La presenza dell’uomo nella zona risale all’età del ferro, ma è con l’arrivo dei Romani e del cristianesimo portato da due fratelli missionari greci del IV secolo: Giulio e Giuliano, che contribuirono ad edificare diverse chiese e convertire la popolazione, sviluppando così il territorio a livello urbanistico.  Una di queste è proprio la piccola Basilica di San Giulio, nell’isola omonima dentro il lago, che ospita le spoglie del Santo, edificata nel IV secolo e successivamente ricostruita nel IX e XI secolo e legata ad una famosa leggenda, molto conosciuta nella Riviera. In epoca medioevale il territorio del lago d’Orta fu soggetto al dominio longobardo che lo infeudarono dandolo in gestione ai Vescovi di Novara, che lo mantennero fino al ‘700; nel corso dei secoli, comunque, le sue placide acque hanno visto lotte, battaglie, tradimenti fin quando, un paio di secoli fa, entrò definitivamente a far parte dei territori controllati dalla dinastia savoiarda, seguendone poi l’evoluzione storica. Famoso soprattutto per la città di Omegna, capoluogo del Cusio, affermatasi come città industriale leader nel settore del casalingo, diventata oggi punto di riferimento culturale del territorio, e per la perla del Lago: Orta San Giulio, rinomata e romantica località dominata dal Sacro Monte, che nel corso del tempo ha dato il suo nome anche al Lago, e che da secoli incanta scrittori e letterati. Considerata un piccolo gioiello dell’architettura medievale con il cinquecentesco Palazzotto situato nella piazza centrale e coi tavoli all’aperto si respira un’atmosfera ammantata, ammirando di fronte l’isola di San Giulio, simbolo mistico di tutto il lago. Il Lago d’Orta è un territorio ricco di paesaggi e borghi pittoreschi che, fin dal passato, sono stati fonte d’ispirazione per scrittori, pittori e registi di fama internazionale, tra i quali: Nietzsche, Balzac, Soldati, Gadda, Montale, oltre a Gianni Rodari che qui ebbe i natali. Inoltre negli anni lungo le sue sponde si sono sviluppate anche diverse tradizioni dapprima artigianali e successivamente industriali sottoscrivendo il “distretto dei casalinghi”, nella zona di Omegna, ed il “distretto del rubinetto”, tra San Maurizio d’Opaglio e Gozzano.

Il Lago d’Orta: sport, relax e “Lake Time”

Diventato famoso negli ultimi anni nelle località lacustri, il “lake time” sta sempre di più prendendo piede tra i turisti che vengono a contatto con il nostro territorio e decidono di prendersi del tempo per rilassarsi e ricaricarsi. Immaginatevi il movimento lento del lago, delle sue onde così leggere e silenziose in grado di trasmettere una sensazione di calma e serenità anche alle persone più inquiete, il lake time corrisponde a quel tempo sospeso tra l’acqua di fronte a noi e le vallate alle nostre spalle. Il lago, poco conosciuto sotto questo aspetto, è balneabile e sono presenti diverse siti balneari tra spiaggette e lidi dove è possibile rilassarsi. I lidi più famosi sono quelli di Gozzano, diventato bandiera blu proprio nel 2020, la spiaggia Miami, conosciuta anche tra gli abitanti del lago per la sua acqua trasparente e cristallina oppure la spiaggia di Roncallo a Pella più piccolina e riservata con una splendida vista sull’isola di San Giulio. Per chi invece, nonostante i percorsi in bicicletta, preferisce dedicarsi allo sport, all’avventura e all’adrenalina, il Lago d’Orta offre una nuova dimensione per soddisfare la vostra voglia di divertimento. Per poter scoprire il territorio a 360° non ci si può far scappare l’occasione di visitare le acque del Lago d’Orta, che visto da fuori è un’ambiente scuro e ostile, (dicono che sia talmente profondo che non siano mai riusciti a misurarlo) ma visto da una diversa prospettiva offre scenari e incontri spettacolari e inaspettati.  La sua superficie calma e quiete permette di praticare sport acquatici come il kayak o la canoa o immergendosi nelle sue acque si scoprono paesaggi naturali di rara bellezza, se invece si preferisce qualcosa di più avventuriero rimanendo a stretto contatto con la natura, nelle vicine Val d’Ossola e Valsesia si possono praticare discipline come il rafting o hydrospeed, oppure volete provare la sensazione di toccare il cielo con un dito? Al Lago d’Orta si può! Grazie ad attività adrenaliniche come ad un volo panoramico col parapendio permettendoci di ammirare il Lago nel suo completo panorama.

Il Lago d’Orta: un territorio a misura di bambino

Oltre ad essere una meta ambita per il suo paesaggio e per la sua storia, negli ultimi anni ha riscontrato sempre più successo per essere una meta a misura di bambino. Luogo pieno di storie e leggende e con il Parco della fantasia di Omegna città natale di a Gianni Rodari, il Lago d’Orta si sta sempre affermando anche tra le famiglie e i più piccoli. Perfetto per i bambini dai 0 ai 10 anni, il parco della fantasia, non è un vero e proprio parco, ma un insieme di strutture distribuite in tutto il territorio che vengono aperte e utilizzate in base alle specifiche esigenze dei gruppi e delle famiglie presenti, permettendo così di poter essere vicini a diversi ambienti e diverse risorse della nostra città, unendo il divertimento alla didattica e alla natura. Ad Omegna sono situate: la struttura polifunzionale con ampie sale per accogliere e lavorare con gruppi numerosi, la ludoteca che propone ampi spazi di giochi speciali che fanno riferimento e rielaborano risorse specifiche del nostro territorio, il Forum, ossia il centro museale e congressuale che si propone come polo per la ricerca, la didattica e la conservazione della produzione artigianale e industriale locale, principalmente legata al settore dei casalinghi. Inoltre è presente uno spazio eventi che accoglie mostre ed esposizioni valorizzando l’arte applicata allo sviluppo industriale o alle attività di tutto il Parco della Fantasia. Attraverso il Parco della Fantasia si fa diventare un itinerario didattico – interattivo guidato un percorso storico del territorio, affinchè la storia industriale del passato diventi risorsa per il futuro. Nel Parco della fantasia si concretizzano i percorsi didattici sull’educazione alla tecnologia e alla scienza. Per la parte naturalistica attraverso “i Giardini della Torta in Cielo”, un parco naturale che attraverso un percorso che parte dal nucleo centrale della città inoltrandosi nel verde dei boschi adiacenti fino a sbucare su una splendida terrazza sul lago permettere di viaggiare con la fantasia trasmettendoti la sensazione di sfiorare le increspature del lago e poi, veloci, di arrivare a toccare il cielo. un’altra emozionante sezione è La Ludoteca delle “Tante Storie per Giocare”, che grazie ad un nuovo futuro allestimento permetterà di vedere, leggere, toccare e giocare insieme alle storie di Gianni Rodari ambientate in un ambiente che racconta le meraviglie del Lago d’Orta. Un incrocio tra storie, immagini, giochi, uno spazio per creare, divertirsi e reinventarsi. L’impareggiabile binomio (fantastico ma quanto mai reale) tra bellezza dei luoghi e potere immaginativo delle favole rodariane, s’incontreranno in un grande open space per dare vita a situazioni sospese tra storia e realtà secondo la fantasia di ogni bambino. 
Un’altra storia molto curiosa ed interessante da raccontare ai nostri bambini per andare insieme a caccia di draghi è la leggenda legata all’isola che troviamo proprio di fronte alle sponde di Orta che rende protagonista proprio San Giulio, da cui poi prende il nome l’isolotto. La leggenda narra che: nella seconda metà del IV secolo dopo Cristo, San Giulio, fuggito dalla Grecia per scampare alle persecuzioni, iniziò ad erigere chiese cristiane per combattere il paganesimo. Volendo a tutti i costi costruire la sua centesima chiesa, si spinse fìn sulle rive del Lago d’Orta e qui, affascinato dal luogo, rimase a contemplare l’isola, la quale, si dice non fosse altro che la tana di un temibile drago, che si comportava come tutte le creature come lui: terrorizzava gli abitanti della zona divorando animali e quando gli capitava anche qualche malcapitato cittadino, distruggeva i raccolti, insomma, era un vero e proprio incubo: del resto, provateci voi a vivere con un drago accanto a casa! Nessuno, fino a quel momento era mai stato così coraggioso da pensare di affrontarlo, fino a che non si stabilirono sul  lago, due fratelli di nome Giulio e Giuliano. Fu Giulio, il più coraggioso, a decidere di porre fine a quella situazione, e una volta attraversato il lago con il solo aiuto del proprio mantello steso sulle acque come una zattera, affrontò il drago, uccidendolo. A testimonianza della vicenda, presso l’abbazia Mater Ecclesiae è ancora oggi conservato un eccezionale reperto: quella che viene definita una “vertebra di drago”. (Si tratta, più probabilmente, di una vertebra di qualche enorme animale preistorico conservatasi fino ai nostri giorni, ma quello che è certo è che è stata rinvenuta vicino all’isola, e che la sua vista non manca mai di suggestionare i visitatori). Altre tappe che uniscono il divertimento alla natura e al paesaggio tipico di questa zona, sono: il parco divertimenti di Alpyland, dove i bambini, dai 4 anni in su, grazie ad un bob su rotaia potranno divertirsi ammirando l’entusiasmante panorama del Lago d’Orta, del Lago Maggiore e del Lago di Mergozzo. 1200 metri di adrenalina adatto anche ai più piccoli perché facilmente controllabile permettendo così il divertimento assicurato.  Il Parco Avventure Lago d’Orta Le Pigne, studiato ad hoc per le famiglie permette di unire il contatto con la natura all’avventura grazie ai 4 percorsi acrobatici di differenti livelli di difficoltà. A completare quest’avventura immersa nel verde, a 15 metri di altezza si può raggiungere una piattaforma panoramica raggiungibile attraverso una tirolienne. 

Enogastronomia del Lago d’Orta: un viaggio tra piatti e vini tipici piemontesi

Per chi decidesse di dedicare il suo percorso all’enogastronomia, il territorio del Lago d’Orta offre una ricca tradizione enogastronomica con una cucina tipica piemontese che unisce la tradizione novarese a quella dell’Ossola con quella del pesce di acqua dolce. Pesce tipico della zona è il Coregone, che viene cucinato secondo tante ricette locali che risaltano il suo gusto poco marcato arricchendolo con erbe e spezie. Ovviamente per chi è un appassionato delle carni, insieme al riso, tipico della zona novarese essendo uno dei primi produttori a livello mondiale, possiamo trovare bolliti accompagnato dal bagnet ros e il bagnet verd, e tapulone, un piatto con base la carne trita cotta e sfumata al vino rosso che generalmente viene unito come contorno alla polenta diventando una squisita alternativa alla polenta concia solitamente servita con un’ottima toma tipica del Mottarone. Sempre proveniente dalla zona di Novara, per chi, dopo una bella pedalata decide di riprendere le forze con un piatto unico, può scegliere di assaggiare la Cassoeula (italianizzata in cazzuola o cazzola), un piatto tipico con verze e carne di maiale oppure la paniscia, semplice piatto a base di verdure e fagioli borlotti oggi diventato piatto principe della cucina novarese. In questo territorio, circondato da montagne, per chiudere in bellezza il pasto ci si può far cullare dai sapori dei salumi con il prosciutto crudo della val Vigezzo o il Bisecon, un salame cotto a base di trippa, e dei formaggi forti e decisi tipici del novarese con il suo gorgonzola, o dolci e morbidi tipici dei formaggi ossolani come il Bettelmatt considerato uno dei migliori formaggi d’alpeggio dell’intero arco alpino. Altra chicca del territorio, che occupa una parte importante nel settore dell’enogastronomia, è il vino che presenta prestigiosi nobili DOC. La produzione di vini in questa parte del territorio ha origini antichissime e si concentra prevalentemente nelle località di Ghemme, Sizzano, Boca e Fara, ottenendo dal 1969 la Denominazione di origine controllata e dal 1997 Ghemme ha ottenuto il riconoscimento DOCG (Denominazione di origine controllata e garantita). Il vitigno che caratterizza profondamente il territorio è il Nebbiolo, conosciuto anche con il nome di Spanna, vino dall’odore intenso e dal sapore armonico. Per degustare e provare la tradizione tipica del nostro territorio vi potete recare nei nostri Be-E Point dove sarete accolti da una realtà giovane e dinamica che vi permetterà di poter scoprire l’unione delle differenti tradizioni enogastronomiche tipiche di questo lago: Azienda vitivinicola Crola – Mezzomericohttps://cantinecrola.itCascina Montalbano – Boca https://www.montalbanoboca.com

La perla del Lago d’Orta: Orta San Giulio

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Situata sulla sponda orientale del Lago D’Orta. Orta San Giulio, fiore all’occhiello della provincia di Novara, grazie al centro storico completamente pedonale e alle strette e pittoresche stradine che sfociano in punti panoramici la rendono uno dei borghi più belli d’Italia. Luogo avvolgente e romantico, caratterizzato da viuzze fiancheggiate da palazzi di epoca medievali e barocca con cancellate in ferro con lavorazioni che ricordano la delicatezza del pizzo, negozietti, botteghe e ristoranti che vivacizzano l’atmosfera, soprattutto nella piazza principale che si affaccia direttamente sulle acque tranquille del lago ammirando all’orizzonte dell’isola di San GiulioPiazza Motta, conosciuta come piazza – salotto per i suoi locali da dove si può ammirare un’affascinante e mozzafiato panorama e l’Isola di San Giulio. è circondata su tre lati da edifici medievali e barocchi caratterizzati da portici che risultano ben proporzionati tra loro e nello spazio. Palazzo che domina la piazza è il Broletto o Palazzo della Comunità della Riviera di San giulio.

Il lago d’Orta: storie e curiosità

Oltre alla leggenda che soprannomina il Lago d’Orta  “Lago dei draghi”, è presente un’altra storia collegata però ad Agrano, conosciuto anche come “il paese della morta”, piccolo paesino situato appena sopra Pettenasco, dove nel 1792 è stata ritrovata nell’ossario del cimitero una donna mummificata diventata oggetto di devozione da parte degli abitanti della zona.  Conservata in una cappella esterna della Chiesa parrocchiale, si ha notizie di presunte grazie ricevute con i relativi ex-voto esposti, per questo da generazioni gli Agranesi scandiscono la loro vita devoti alla Morta. Ricordata, nel 1979, anche da Rodari, nella rivista locale “Lo Strona”: “….Un giovanotto di Agrano correva dal farmacista con il naso in mano…
Si vede che se l`era soffiato troppo forte e il naso si era staccato, pensò: ma quando mai potrei avere la calma necessaria per seguire questo infortunato, se per me la parola « Agrano » è legata a filo doppio, senza bisogno dì rima, con la parola « morte »? Ho visto anch`io, da bambino, la « morte di Agrano » e da allora l`ho rivista infinite volte, tutte le volte che in un giornale, in un libro, in una conversazione, è ricorsa la « morte », è apparso uno «scheletro».” Protagonista di molti racconti, il Sacro Monte di Orta si trova a far da sfondo a una storia che narra di una passeggiata fra un uomo poco più che quarantenne e una fanciulla sui vent’anni, rimane ancora oggi immerso in quella piccola sensazione di mistero che avvolge questa breve ma intensa storia. Erano i primi di maggio del 1882 quando Friedrich Nietzsche, in viaggio per Lucerna, decise di fermarsi per pochi giorni ad Orta San Giulio in compagnia del suo amico Rèe segretamente innamorato anche lui di Lou, la madre della ragazza e la giovane Lou – Andreas Salomè, conosciuta a Roma qualche mese prima e dalla quale aveva già ricevuto un rifiuto alla proposta di matrimonio. Ma è proprio sul Sacro Monte che viene collocato il momento erotico della relazione tra il filosofo e la giovane fanciulla conosciuto come “Idillio di Orta”, quando riusciti ad allontanare la madre della ragazza e il suo caro amico Rèe il filosofo superò ogni remora e la baciò lungamente, chiedendola successivamente in sposa, ricevendo però un rifiuto. Questo evento divenne anche oggetto di scherzo da parte di Italo Calvino, che scrisse un raccontino oulipista (era membro di un’associazione di sperimentazione per scrittori e poeti insieme a Perec), dove, negli incontri tra Lou e Nietzsche, Calvino si sentisse eccitato solo dal filosofico dialogare, mentre con i sensi non riusciva a “spiccare il volo”. Ma oggi giorno se ci si reca in visita al Sacro Monte e il suo parco, dove, perfettamente integrate nel verde, sono trovano una ventina di cappelle con statue e pitture che ricostruiscono la storia di San Francesco, tanto che si è parlato di una seconda Assisi e motivo per il quale lo ha reso un sito UNESCO. L’aspetto affascinante è il fatto che le cappelle sono distribuite in una sorta di percorso a spirale e vennero costruite e decorate nell’arco di un secolo e mezzo, attraversando tre differenti periodi artistici che vanno dal ‘500 ai primi decenni del ‘700: manierismo, barocco e rococò. Ed è proprio in queste cappelle che prende vita la seconda storia che ha come protagonista il Sacro Monte. Dopo aver ammirato le prime cappelle con i loro stupendi affreschi che ritraggono la vita di San Francesco, si arriva alla XIII cappella, dove si può ammirare la statua che rappresenta quello che nella zona viene conosciuto come il “Pervertito di Orta”. Nominato per la prima volta in una guida nel 1971 dove viene descritto in modo insolito e curioso. La cappella rappresenta San Francesco che si fa trascinare, quasi ignudo e legato a una corda, in mezzo alla folla gaudente, per essere disprezzato. In un ambiente fantasticamente barocco, intorno alla commovente figura del santo, tra sfondi affrescati si sfrena una aridda di 51 statue, caratterizzati da particolari strani, vivaci, inaspettati e in alcune persino volgari. Sono presenti figure grottesche, strani cani e uomini, vengono rappresentate anche scene disprezzanti come il gruppo del povero francescano e del soldataccio che rotolano a terra l’uno sull’altro incalzati da un cavallo galoppante. Ma se osserviamo meglio la nostra attenzione verrà catturata dalla straordinaria figura del Pervertito. La prima cosa che notiamo è che rappresenta un individuo di sesso maschile rappresentato con anche barba e baffi, è vestito però con abiti femminili che lascia scivolare con una maliziosa tranquillità il vestito su una spalla, lasciando intravedere un po’ di petto nudo, inoltre la sua acconciatura e il suo atteggiamento tenero nei confronti dell’uomo grottesco che gli sta accanto e la leziosissima posizione delle mani, non lasciano dubbi sui suoi gusti e sulle sue tendenze.  

Un territorio da scoprire: il Lago d’Orta

Il lago d’Orta, situato nelle provincie di Novara e Verbano – Cusio – Ossola, è una autentica gemma incastonata tra il verde delle Alpi e vasti boschi collinari. Piccolo cugino tranquillo del maestoso Lago Maggiore, affermatosi come una delle mete più frequentate della regione e circondato da una distesa di boschi che lo separano dal grande Lago. Con piccoli paesini pittoreschi e borghi pieni di storie, leggende testimonianze del passato e paesaggi rigogliosi che contribuiscono a creare un’atmosfera romantica e tranquilla, e permettono di scegliere un vacanza ”incontaminata” rispetto alle destinazioni più frequentate dei grandi laghi del nord Italia, rimanendo a stretto contatto con la natura, ammirando le sue bellezze paesaggistiche senza però rinunciare alla cultura e al divertimento sia per grandi che piccini. Un posto molto particolare è poco distante da Omegna, la valle Strona, caratterizzata da una natura rigogliosa dove ci si imbatte in piccoli paesini di montagna. Uno di questi paesi è Sambughetto che, percorrendo un breve sentiero tra i boschi, nasconde sotto i suoi piedi e dentro le viscere della montagna che lo sovrasta una serie di cunicoli e grotte chiamate Balma delle Fate o Caverna delle Streghe. Inoltre la sua posizione isolata, protetta dalle alpi che lo circondano, ha dato vita ad un clima mite ideale e caratterizzato da alcuni degli elementi distintivi di quello mediterraneo favorendo la realizzazione di giardini dalla vegetazione tipica delle zone mediterranee.