PODERE AI VALLONI

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Il Podere ai Valloni è una realtà storica dell’Alto Piemonte che produce Boca DOC dal 1980. Situata lungo l’antica strada Traversagna fra le colline, è una cerniera fra la zona dei laghi d’Orta e Maggiore, celebri per la bellezza dei paesaggi, delle ville e dei parchi, e la lunga vallata scavata dal Sesia e dai suoi affluenti, che sale fino al massiccio del Monte Rosa, paradiso degli amanti della montagna.

La massima cura è riservata alla conduzione della vigna, dalla lavorazione del terreno alle tecniche di potatura manuale. Il vigneto è condotto in regime di agricoltura biologica certificata, senza alcun diserbo chimico, con ridottissimi trattamenti ed una impegnativa selezione dei grappoli.

Il microclima, piacevolmente ventilato per le correnti fresche che discendono dalle valli, favorisce la maturazione delle uve che fino a ottobre si arricchiscono di colori, profumi e sapori. Di più, il vigneto radica sulle rocce del Supervulcano della Valsesia, porfidi dal caratteristico colore rosso-violaceo che donano le peculiari caratteristiche di eleganza e mineralità ai nostri vini.

Al Podere produciamo Boca DOC Vigna Cristiana, Colline Novaresi Nebbiolo DOC bio Gratus e Colline Novaresi Rosso DOC bio Sass Russ. Vini che sono prodotti esclusivamente con le uve di nostra produzione con una resa per ettaro volutamente molto bassa, a privilegiare la qualità rispetto alla quantità.

Un tuffo nel lago. L’anello azzurro da Orta a Pella

Uno degli aspetti più affascinanti del mettersi in viaggio in bicicletta è che quasi sempre significa partire per un’avventura a contatto con la natura, scoprire luoghi inaspettati e, se si è un pò fortunati, scovare piccoli tesori. E non importa se stiamo pedalando in luoghi vicini o lontani. Sembra un luogo comune, ma spesso non conosciamo le bellezze che abbiamo a portata di mano, serve solo il mezzo giusto.

Noi ce ne rendiamo conto ogni volta che è usciamo con le nostre bici. L’anello azzurro che collega Orta a Pella ne è un esempio perfetto.

Orta, Gozzano, Buccione, Pella…. Luoghi incantevoli che impreziosiscono il lago d’Orta e che per noi, cresciuti vicino a queste zone, sono lo sfondo di tanti ricordi, da quando mamma e papà ci portavano a fare la gita domenicale alle prime uscite da fidanzatini che si sentono grandi fino alle zingarate con gli amici alla ricerca dell’osteria più accogliente del Cusio.

Esperienze bellissime, ma sempre vissute come un singolo punto da raggiungere, dove il viaggio passava in secondo piano. Con la bicicletta anche la nostra percezione cambia completamente, ora mentre pedaliamo questi luoghi diventano tappe che compongono un’esperienza unica, un itinerario di benessere. Attraversiamo boschi, borghi dove solo le bici possono entrare, sentieri che costeggiano il lago, costantemente immersi nella natura, nei suoi profumi, nei suoi colori.

Il nostro viaggio parte da Orta. Non non esattamente dal paese (che visiteremo comunque al ritorno), ma dall’ultima rotonda che dalla strada provinciale 229 conduce al celebre borgo. Invece di girare per il lago ci dirigiamo in direzione opposta dove subito la strada comincia a salire. All’altezza del locale Il Cantuccio svoltiamo a destra verso Legro, una piccola frazione nota come il paese dipinto, per gli affreschi che decorano le sue case. Vale davvero la pena di fermarsi un attimo e passeggiare per le stradine in una atmosfera suggestiva tra la scene dei grandi film italiani degli anni 50 e 60.

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Pedalando in rosa

Vogliamo festeggiare anche noi la donna raccontando la sua storia con la bicicletta.

Al giorno d’oggi vedere una donna che pedala tranquilla, lungo una pista ciclabile con magari dietro un bambino è un qualcosa di normale. Ma non è sempre stato scontato vedere una donna in bicicletta, impensabile vederla gareggiare in competizioni ciclistiche ufficiali come il Giro Rosa, anzi, fino a qualche decennio fa tutto ciò era considerato uno scandalo. Può sembrare assurdo, ma tra tutti i diritti per cui le donne hanno dovuto combattere c’è anche quello di pedalare, la possibilità di utilizzare la bici facendola diventare così un simbolo importante dell’emancipazione femminile.

Fino alla fine dell’800 i medici affermavano che il ciclismo era un’attività dannosa per l’organismo femminile, considerato più debole di quello maschile, minando alla loro femminilità rendendole sterile o poteva causare la cosiddetta “bycicle face” ossia un viso pallido, arrossato e con profonde occhiaie. Condizioni che, con lo sviluppo della società, piano piano si sgretolarono e la bici si diffuse anche tra le donne. Questo portò alla nascita di moltissimi club femminili che offrivano l’opportunità di viaggiare in compagnia con lo scopo di evitare così le molestie per strada. Vennero compiute imprese storiche come quella di Annie Londonderry, che nel 1895 fece il giro del mondo in bici, o la nostra connazionale Alfonsina Strada che nel 1924 decise di iscriversi al Giro d’Italia osando non solo di partecipare a gare rigorosamente maschili ma ottenendo risultati migliori di alcuni di loro.