Linea Cadorna di Ornavasso

L’itinerario che proponiamo oggi è alla scoperta della linea Cadorna di Ornavasso, un insieme di fortificazioni costruite durante il primo conflitto mondiale per volere del generale Cadorna per contrastare un eventuale attacco austro – ungarico.

Il tratto di Ornavasso fa parte del complesso e assolutamente innovativo sistema difensivo voluto dal generale e di cui qui potete trovare un approfondimento.

Il percorso comincia nel piazzale della Punta di Migiandone dove vi sono posti, come testimoni della presenza di strutture fortificate, due cannoni all’inizio della strada militare.

Il percorso, nonostante la costante pendenza, è abbastanza facile e poco complesso ed è adatto anche ai più piccoli: le prime che si incontrano sono delle trincee rese particolari dalle loro gallerie d’accesso e alle postazioni per mitragliatrici. Continuando il percorso dopo una mezzoretta di pedalata, si arriva al “Forte di Bara” una postazione fortificata che ospitava cannoni a lunga gittata, e da dove si domina l’intera valle sottostante offrendoci un meraviglioso panorama caratterizzato, in autunno, dal fenomeno del “foliage” ossia una colorazione particolare delle foglie che appaiono ai nostri occhi con varie tonalità di giallo, arancione, rosso, viola e perfino marrone che ci permette di immergerci a 360° in questa stagione.

Dopo una breve pausa per godere di questi fantastici paesaggi che solo queste zone possono offrire, continuiamo la nostra pedalata, e a differenza della Linea Cadorna del Varesotto, quella dell’Ossola oltre ad avere fortificazioni militari è caratterizzato dalla presenza di edifici religiosi. Il più importante è il Santuario del Boden che domina il paese di Ornavasso e il fiume Toce, situato su una fascia pianeggiante e circondato da fitti boschi di castagno.

E’ una costruzione non molto grande, semplice, immersa nel boschi e con un piccolo piazzale con davanti delle panchine, tutto concorre a creare una sensazione di tranquillità e fare diventare questo luogo una tappa praticamente obbligata della nostra gita.

La leggenda narra dell’apparizione della Mafonna nel 1528 che salvò una verginella caduta in un dirupo e ha reso nel corso dei secoli questa chiesa un luogo di forte devozione.

La Madonna del Boden è tra l’altro la patrona dei ciclisti del VCO e dal 2011 gemellata con il Santuario della Madonna del Ghisallo, patrona universale dei ciclisti.

Terminata la visita, senza dimenticarci di assaggiare la miracolosa acqua del Santuario, riprendiamo la via del ritorno percorrendo la Via Crucis o Strada dei pellegrini che termina alla chiesa parrocchiale di San Nicola di Ornavasso. Pedalando lungo la via del ritorno, alzando lo sguardo possiamo notare in lontananza la torre del Santuario “della Guardia” che rappresenta la sua maestosità e soprannominato così per la sua funzione di guardia già a partire dal 1600.

Mergozzo: il borgo alle pendici dei Corni di Nibbio

C’è un Lago in Piemonte che vale la pena visitare: è il Lago di Mergozzo che prende il nome dall’omonimo paesino. Un borgo dall’incontaminata serenità e circondata da un’atmosfera surreale rendono Mergozzo uno dei più suggestivi borghi di tutto il Piemonte.

In questo splendido paesino affacciato sulle sponde dell’omonimo Lago è la meta ideale per chi desidera trascorrere del tempo all’insegna della tranquillità e del relax assoluto.

Esplorandolo si nota come vivono ancora oggi forti tradizioni e camminando per le sue strette vie potrete notare come il tempo sembra essersi fermato: i sentori romanici sono presenti in ogni angolo, le case sono interamente costruite in pietra e nella piazza principale si può anche ammirare un olmo secolare, diventato il simbolo monumentale dell’intera comunità pe per la regione.

Un paese dall’anima antica e che conserva, tuttora, preziose testimonianze del passato: molto caratteristico è il campanile della chiesa Beata Vergine Assunta raggiungibile risalendo una scala particolarmente ripida risalente al 1600 che insieme alla chiesa romanica di Santa Marta inaugurata nel 1610 sono gli edifici artistici più importanti.

Le piccole vie si snodano nel piccolo centro storico e percorrendole fino ad arrivare alla suggestiva piazzetta in riva al lago, godrete di un panorama naturale fantastico e potrete riscoprire piacevolmente l’armonia della pace dei sensi, sedendosi e gustando una “fugascina” il tipico dolciume sottile e di colore dorato di Mergozzo.

Mergozzo: il borgo e il suo lago, un incanto tra Piemonte, Lombardia e Svizzera. Un luogo di storia e di arte che attende di essere scoperto da un turismo gentile, gentile almeno quanto le acque del suo dolce lago.

Linea Cadorna

La “Linea Cadorna” è il nome dato ad un sistema di fortificazioni realizzato durante il periodo della prima guerra mondiale 1915/18 volute per contrastare una eventuale invasione nemica tedesca e austro – ungarica proveniente dalla Svizzera causato dal timore sulla volontà del Governo Elvetico di far rispettare la neutralità del proprio Paese e dall’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria.

Mentre la Svizzera intensificò i lavori di fortificazione verso l’Italia, realizzando opere di sbarramento a Gordola, Magadino, Monte Ceneri e sui monti di Medeglia, la Linea di difesa alla frontiera nord si estendeva dall’Ossola alla Valtellina con un sistema di trincee, postazioni di artiglieria alcune di queste costituite da caverne scavate nella roccia, e km e km di strade e mulattiere.

Insieme all’Ossola e alla Valtellina anche la Valgrande ne fu interessata, in quanto considerata punto strategico. sia pure marginalmente, vennero costruite delle fortificazioni anche nelle zone Passo Folungo e Monte Zeda, il Proman, e l’area da Bettola a Cuzzago a cui si riferiscono le immagini seguenti. Questa zona, in unione ai vicini Montorfano e Punta di Migiandone, era strategicamente importante in quanto qui è presente una strettoia particolare per la sua “larghezza” di 700 metri situata nel percorso dall’Ossola verso la pianura, zona importante anche in passato per il controllo dei traffici.

Con la fine della guerra il 4 Novembre 1918 le fortificazioni verranno dismesse ma come scrisse il generale Cadorna “Fu inutilizzata ma non inutile” perché la sua realizzazione comportò l’impiego di un gran numero di operai, unico aspetto positivo di quest’opera, procurando lavoro alle popolazioni locali non solo maschili ma anche femminili a causa dei frequenti richiami alle armi evitando così un destino di emigrante in cerca di lavoro a molti cittadini. 

Negli anni successivi, parte di queste strutture vennero utilizzate per le esercitazioni militari con lo scopo di inserirle negli anni ’30, nel progetto del Vallo Alpino con lo scopo di rendere inviolabili i 1851km di confine dello Stato italiano ma questo non si realizzò.
Anche durante il secondo conflitto mondiale la Linea Cadorna non venne mai utilizzata, esclusi due tratti, il Monte San Martino (VA) e l’Ossola (VB) che offrirono un riparo ai partigiani della Resistenza Italiana diventando le basi del Gruppo “Cinque Giornate” e dei partigiani della “Repubblica dell’Ossola”.
Nel 1949 le fortificazioni italiane, che non furono smantellate dal Trattato di pace del febbraio 1947, entrarono a far parte del Patto Atlantico, patto istituito per fronteggiare il blocco sovietico e piano che sminuirà la sua importanza con la caduta del muro di Berlino il 9 novembre 1989, data con la quale si può ritenere conclusa anche la storia della fortificazione italiana.

Attualmente la linea Cadorna rappresenta una preziosa testimonianza del passato, che racconta di strategie militari e della storia dell’Alto Varesotto ed è un’affascinante testimonianza di un capitolo fondamentale della storia italiana, talmente importante che, con una legge, ne è stato riconosciuto il valore storico-culturale. Alcune ristrutturate e valorizzate tramite l’individuazione di diverse itinerari di particolare interesse storico, didattico e naturalistici permettono di essere visitate in modo semplice anche in sella alle nostre bici.

Consigliamo di visitarle nei periodi primaverili quando la vegetazione non è troppo rigogliosa.

Vogogna: il borgo dei borghi

Vogogna, piccolo comune immerso nella verdeggiate Val d’Ossola, è un borgo medievale di antica bellezza, il cui territorio si estende nel Parco Nazionale della Valgrande, la più grande zona wilderness d’Italia e delle intere alpi e ospita la sede dell’ente del Parco.

Incorniciato da suggestive cime montane, i cui boschi fitti d’autunno, con il fenomeno del foliage, regalano a questo paese un’atmosfera fabiesca tanto che è stato inserito nel circuito prestigioso dei borghi più belli d’Italia. Il borgo ha origini romane, ma ottenne prestigio solo quando venne scelto come capoluogo dell’Ossola inferiore grazie alla sua posizione geografica. Oggi Vogogna conserva tutto il suo fascino di antico centro medievale dominato dal castello visconteo voluto dal Vescovo di Novara nel 1348 a presidio militare della Valle. Molto suggestiva è la sua struttura: chiuso da due torri, una delle quali utilizzata come prigione infatti al suo interno è possibile vedere ancora oggi i segni del passaggio dei carcerati, e da una cinta muraria per proteggerlo. E altrettanto suggestivo è il bellissimo panorama di cui si può godere, con una vista a 360° della valle e del borgo antico caratterizzato dai suoi tetti in pietra.

Camminando nei vicoletti tra case in pietra ed eleganti palazzi dove sembra che il tempo si sia fermato spicca Palazzo Pretorio dove nel XIV sec. ricopriva una posizione importante in quanto sede del mercato e le assemblee pubbliche.